N. Machiavelli ne Il Principe ha scritto: “Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’”. Io sono semplicemente quel che sembro, sono semplicemente quello che dico di essere, con tutti i problematici annessi e connessi, che ormai ho imparato ad accettare e con cui convivo, anche se non sempre serenamente.

Ultimamente mi sono ritrovata spiazzata di fronte a chi mi ha dimostrato di accettare tranquillamente l’
imperfezione, preferendola, anzi, ad una noiosa e seriale
perfezione standardizzata...da anni ho in mente questa frase di
J. G. Fichte: “
La perfezione non è essere perfetti, ma tendere continuamente ad essa”, da anni sono sempre tesa ad un
scopo, sono sempre proiettata verso un
fine...ma non c’è scopo e non c’è fine e ci si ritrova quasi sempre
impotenti di fronte alle persone ed agli accadimenti della vita.
Vorrei che mi capitasse ogni tanto di venir
stupita positivamente dall’Altro...o forse dovrei augurarmi di avere una soglia di coscienza meno profonda, di essere diversa da quello che sembro e sono, così da vivere in uno stato di
beata ebetudine?
R. W. Emerson ha affermato: “
La solitudine è impraticabile e la società fatale. Dobbiamo tenere la testa nell’una e le mani nell’altra”. A volte sono
felice, spesso mi sento
sola, da sempre mi reputo una
misantropa.
C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta. [W. Benjamin,
Angelus Novus]
(…) la misantropia è figlia della conoscenza: più si conoscono gli uomini, più si è misantropi. Ma il buon misantropo non fa distinzione di sesso: l’uomo, nelle due versioni proposte dal Creatore, non gli piace. [G. Ceronetti]